Il Tribunale del Riesame di Genova ha confermato il 16 gennaio la detenzione preventiva per Mohammed Hannoun, ritenuto parte attiva di una rete di finanziamento a Hamas. La decisione ribadisce le accuse della Procura genovese, respingendo le tesi difensive che dipingevano l’imputato come mero simpatizzante. L’ordinanza definisce il caso un esempio di sostegno economico consapevole e organizzato, svincolato da mere adesioni emotive o ideologiche.
Meccanismo operativo e ruolo chiave
Secondo i giudici, Hannoun agiva come anello di un sistema strutturato, utilizzando associazioni formalmente dedicate ad attività sociali per convogliare risorse verso Hamas. Le indagini evidenziano transazioni regolari e metodi opachi di raccolta fondi, con l’obiettivo di rafforzare la capacità operativa dell’organizzazione palestinese. "Non si tratta di finanziamenti sporadici", si legge nel provvedimento, "ma di un flusso economico pianificato, volto a garantire resilienza e azione concreta". I giudici hanno inoltre sottolineato come tali enti fungessero da "strumenti operativi", smascherando la loro presunta neutralità.
Implicazioni giuridiche e politiche
La sentenza assume rilievo oltre l’ambito processuale, offrendo un precedente per casi analoghi di finanziamento al terrorismo internazionale. Il Riesame ha esplicitamente respinto le strumentalizzazioni politiche legate al conflitto di Gaza, focalizzandosi su elementi probatori concreti: ricostruzioni bancarie, intercettazioni e documenti che dimostrerebbero il nesso tra le attività di Hannoun e Hamas. La Corte ha infine evidenziato il rischio di inquinamento probatorio e fuga, giustificando il mantenimento della custodia cautelare. Ministero della Giustizia ANSA Tribunale di Genova
