Le radici nella Grecia classica
Tucidide, nella sua analisi della Guerra del Peloponneso (V, 26), osservava come persino in conflitto gli uomini ricorressero ad accordi dettati dalla necessità. Questo principio pragmatico – lontano da idealismi – diede vita nell’antica Grecia alla ekecheiria, la tregua olimpica. Durante i Giochi, le città-stato in guerra sospendevano le ostilità per garantire sicurezza a atleti e spettatori. Non si trattava di un trattato di pace, ma di una pausa ritualizzata, un "confine" temporale che riconosceva l’imprescindibilità di momenti collettivi. Lo storico ateniese sottolineava così un paradosso: la violenza stessa, per esistere, necessita di regole. L’istituto della tregua, legato al santuario di Olimpia, durava inizialmente un mese e prevedeva sanzioni per chi la violava. Garantiva non solo lo svolgimento delle gare, ma anche il libero transito verso il Peloponneso, in un’epoca di feroci rivalità politiche. Come evidenzia lo storico Paul Christesen, questa pratica "non eliminava i conflitti, ma creava spazi dove la comunità greca poteva rigenerarsi".
Un confine, non un’utopia
La tregua olimpica antica non nasceva da una visione pacifista, bensì da un calcolo concreto: la guerra richiede pause per non distruggere il tessuto sociale stesso che alimenta gli eserciti. Era un atto di realpolitik ante litteram, che separava il tempo sacro dello sport dal tempo profano del conflitto. Questo "prendersi per mano" rituale – come lo definisce l’antropologo Christian Bromberger – non implicava riconciliazione, ma sospensione. Un meccanismo che riconosceva l’impossibilità di una violenza illimitata. Oggi il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) rielabora questo concetto nella Tregua Olimpica Moderna, adottata dall’ONU dal 1993. Ma la differenza è cruciale: se i greci negoziavano pause necessarie, il CIO la promuove come strumento di diplomazia. Una sfida complessa in un’era di guerre asimmetriche e terrorismi, dove mancano le strutture politiche che resero possibile l’ekecheiria.
La sfida contemporanea
In vista dei Giochi Invernali Milano Cortina 2026, la tregua olimpica – in vigore dal 30 gennaio al 22 febbraio 2026 – riaccende il dibattito sul suo ruolo effettivo. Per il CIO, è un "simbolo di unità", ma le critiche sottolineano come dal 1992 nessun conflitto si sia fermato durante le Olimpiadi. Eppure, come nota il presidente Thomas Bach, "la tregua non è magia: è un invito al dialogo che solo gli Stati possono rendere concreto". L’eredità dell’antica ekecheiria risiede proprio qui: nella capacità di indicare un confine etico, un tempo sospeso che costringe a guardare oltre la logica della forza. In un mondo lacerato, questo "prendersi per mano" rituale rimane una sfida: riconoscere che persino negli scontri più duri, la vita comune esige spazi condivisi. CIO: Storia della Tregua Olimpica Paul Christesen, Enciclopedia Britannica Risoluzione ONU 2023 per Milano Cortina 2026
