Pirateria di anime e manga costa al Giappone 38 miliardi di dollari l'anno

Pubblicato: 29/01/2026, 18:00:232 min
Scritto da
Maria Gloria Domenica
Categoria: Spettacolo
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Pirateria di anime e manga costa al Giappone 38 miliardi di dollari l'anno

Impatto economico senza precedenti

Un rapporto del Ministero dell'Economia, del Commercio e dell'Industria giapponese (METI) rivela che nel 2025 la pirateria digitale di anime e manga ha causato perdite record pari a 38 miliardi di dollari (5,7 trilioni di yen), triplicando i danni registrati nel 2022 (13,3 miliardi). L’indagine, condotta in Vietnam, Francia, Brasile, Giappone, Stati Uniti e Cina, evidenzia come la condivisione illegale su piattaforme non autorizzate stia erodendo il mercato legale. Il settore, pilastro dell’export culturale nipponico, affronta una crisi sistemica: il 60% degli utenti globali di contenuti animati accede a materiale piratato, spesso attraverso siti mirror o applicazioni modificate. La crescita esponenziale del fenomeno è legata alla diffusione di tecnologie generative e alla frammentazione delle offerte legali. Secondo il METI, solo il 18% dei consumatori esteri utilizza servizi in abbonamento ufficiali, mentre il resto ricorre a fonti illegali per evitare costi o limiti geografici. L’industria subisce un duplice danno: mancati guadagni diretti e l’indebolimento del valore commerciale di franchise iconici come Demon Slayer o One Piece, le cui merchandise legate perdono appeal senza un consumo regolamentato.

Strategie anti-pirateria e collaborazioni internazionali

Per contrastare l’emorragia finanziaria, il governo giapponese ha annunciato un piano quadriennale che include l’uso di intelligenza artificiale per identificare contenuti contraffatti e creare un database globale dei detentori di diritti. Saranno potenziate le collaborazioni con autorità locali in Paesi ad alto tasso di pirateria, come Vietnam e Brasile, per rimuovere siti illegali e perseguire gli operatori. In parallelo, si lavora a un sistema unificato di streaming accessibile a livello internazionale, per ridurre il divario tra uscite giapponesi e localizzazioni. Le major editoriali e cinematografiche, riunite nell’Associazione per la Creatività Giapponese (JFC), stanno testando watermarking dinamico e blockchain per tracciare le condivisioni non autorizzate. Tuttavia, gli esperti sottolineano le criticità: “Serve un cambio culturale, non solo tecnologico”, afferma Kenji Sato della JFC. “Educare i giovani al valore del copyright è essenziale, ma senza un’offerta legale più economica e immediata, la battaglia è persa in partenza”. METI Report 2025 Japan Creative Association

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