La traiettoria dell’epidemia
La stagione influenzale 2025-2026 ha registrato in Italia oltre 9 milioni di casi di infezioni respiratorie acute, dominate dalla variante K, una sottoclade del virus A(H3N2). Secondo i rapporti dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), questa mutazione ha rappresentato l’80% dei ceppi circolanti in Europa, trainando un’impennata di contagi con picchi settimanali superiori agli anni precedenti. La sua elevata trasmissibilità, legata a mutazioni nella proteina emoagglutinina, ha spinto gli esperti a stimare fino a 14 milioni di casi entro fine stagione. Sebbene i dati più recenti indichino una riduzione generale dell’incidenza, la curva epidemica mostra una “coda lunga” soprattutto in età pediatrica, dove i contagi permangono elevati a causa della minore immunità pregressa e della socialità scolastica. La fase discendente, dunque, non è uniforme: mentre negli adulti il declino è netto, sotto i 14 anni si osservano ancora tassi di incidenza pari a 12,5 casi ogni mille assistiti. Un fenomeno che prolunga la pressione sui servizi sanitari e richiede strategie mirate. ISS segnala inoltre un aumento atipico di complicanze respiratorie moderate, legato alla capacità del virus di replicarsi più a lungo nelle vie aeree inferiori.
Sintomi persistenti e rischi per l’infanzia
L’influenza K presenta sintomi sovrapponibili a quelli dell’influenza stagionale classica (febbre alta, dolori muscolari, tosse), ma con una durata media più lunga (5-7 giorni) e un’elevata frequenza di manifestazioni gastrointestinali nei bambini. Circa il 30% dei pazienti under 14 sviluppa vomito o diarrea, fattori che aumentano il rischio di disidratazione e ricovero. La “coda lunga” dell’infezione si traduce anche in una convalescenza prolungata: il 20% dei bambini manifesta affaticamento e tosse residua per oltre due settimane, come evidenziato da uno studio dell’Università di Milano pubblicato su Epicentro. I pediatri segnalano inoltre un incremento delle sovrainfezioni batteriche, in particolare otiti e polmoniti, favorite dall’infiammazione persistente delle mucose. Questo scenario richiede un monitoraggio attento dei sintomi residui e un uso prudente degli antibiotici, riservato ai casi con chiari segni di complicanze batteriche. La variante K, infine, sembra associata a un maggior numero di convulsioni febbrili rispetto ai ceppi precedenti, sebbene senza aumentare la letalità.
Strategie per contenere la coda epidemica
Per gestire la fase di decrescita prolungata, gli infettivologi raccomandano di mantenere misure di protezione individuale, soprattutto in ambito familiare e scolastico. L’igiene delle mani e l’uso di mascherine FFP2 in contesti affollati rimangono efficaci per ridurre la circolazione residua del virus. La vaccinazione antinfluenzale, sebbene ottimale se effettuata entro novembre, può ancora offrire protezione ai ritardatari, considerata la durata media della stagione. Parallelamente, è cruciale potenziare il triage telefonico per evitare accessi non necessari al pronto soccorso e implementare la telemedicina per il follow-up dei pazienti fragili. Le scuole, infine, dovrebbero adottare protocolli flessibili per la gestione delle assenze, evitando penalizzazioni per convalescenze lunghe. Come sottolinea l’ECDC in un report del gennaio 2026 ECDC, la sfida non è solo medica, ma organizzativa: servono risposte integrate per mitigare l’impatto sociale ed economico di questa fase epidemica atipica. Istituto Superiore di Sanità Epicentro ISS European Centre for Disease Prevention and Control
