Il Cremlino attacca la libertà di espressione in Europa con fake news

Pubblicato: 28/01/2026, 07:55:283 min
Scritto da
Gaetano Logatto
Categoria: Cronaca
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Il Cremlino attacca la libertà di espressione in Europa con fake news

La narrativa del "gulag digitale"

La macchina propagandistica russa sta orchestrando una campagna sistematica per dipingere l’Europa come un “gulag digitale”, sostenendo che le istituzioni continentali mirino a sopprimere la libertà di espressione online. Questa narrativa, diffusa attraverso media statali e canali filo-governativi, accusa l’UE e il Regno Unito di imporre una censura strisciante sotto le mentite spoglie della regolamentazione tecnologica. L’obiettivo è screditare gli sforzi legislativi europei, come il Digital Services Act (DSA), progettato per contrastare contenuti illegali e disinformazione. Secondo analisti indipendenti, il Cremlino sfrutta abilmente le divisioni politiche occidentali, amplificando le critiche di figure come Elon Musk, proprietario di X (ex Twitter), che definisce “autoritarie” le normative Ue. La strategia russa, però, ignora un paradosso evidente: in Russia, piattaforme come Facebook, Instagram e X sono bloccate dal 2022, mentre l’Europa garantisce ancora l’accesso a questi spazi digitali, seppur con nuove tutele.

Il doppio standard su X e la manipolazione transatlantica

L’ultimo bersaglio della disinformazione russa è la regolamentazione europea di X, accusata di limitare arbitrariamente il dibattito pubblico. I propagandisti del Cremlino hanno amplificato le lamentele di Musk e di alcuni politici statunitensi, dipingendo il DSA come un attacco alla libertà. Tuttavia, i dati dimostrano il contrario: l’UE richiede a X e ad altre piattaforme di rimuovere contenuti illegali (come istigazione all’odio o abusi sessuali) e di aumentare la trasparenza algoritmica, senza imporre censura preventiva. Gli esperti sottolineano l’ipocrisia della posizione russa. Jakub Kalenský, analista dell’EU DisinfoLab, evidenzia come Mosca strumentalizzi il concetto di “libertà di espressione” per proteggere la propria guerra ibrida: "La Russia blocca ogni voce critica in patria, ma finanzia reti che in Europa diffondono teorie del complotto, minando la fiducia nelle istituzioni democratiche". Intanto, X resta uno dei pochi social accessibili in Russia, sebbene il Cremlino ne controlli strettamente i contenuti attraverso account governativi e troll farm.

Gli esperti smontano il mito della censura Ue

Organizzazioni come il Carnegie Endowment e l’Osservatorio Balcani e Caucaso ribadiscono che le normative europee non limitano il dissenso, ma regolano responsabilità e trasparenza delle piattaforme. "Nessuna legge Ue vieta di criticare Bruxelles o i governi nazionali", spiega Francesca Viani, esperta di diritto digitale. "Al contrario, il DSA protegge gli utenti da abusi sistemici, come la disinformazione creata da attori ostili". La campagna del Cremlino, insomma, mira a indebolire la coesione europea alimentando polarizzazione e sfiducia. Secondo un rapporto di EUvsDisinfo, nel 2023 il 40% delle fake news russe in Europa ha distorto le politiche digitali dell’Ue. La risposta europea resta la contro-narrativa basata sui fatti: "Dobbiamo spiegare che la libertà non è assenza di regole, ma protezione da chi vuole manipolare l’informazione", conclude Kalenský. Kyiv Independent EUvsDisinfo Carnegie Endowment

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