I Safdie e i Due Volti dell'America: Sport, Ambizione e Destini Incrociati

Pubblicato: 27/01/2026, 08:42:542 min
Scritto da
Maria Gloria Domenica
Categoria: Spettacolo
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I Safdie e i Due Volti dell'America: Sport, Ambizione e Destini Incrociati

I fratelli Josh e Benny Safdie, con i loro recenti lavori "Marty Supreme" e "The Smashing Machine", hanno offerto al pubblico due prospettive sorprendentemente complementari sul sogno americano, declinato attraverso il prisma dello sport e dell'ambizione sfrenata. Pur trattandosi di debutti registici individuali, entrambi i film, distribuiti da A24, attingono a un archetipo narrativo sportivo nordamericano, aggiornandolo con sensibilità contemporanee e focalizzandosi su protagonisti mossi da un desiderio bruciante di affermazione. La divergenza stilistica e tematica tra i due lungometraggi, tuttavia, rivela due facce distinte della medesima medaglia, creando un dialogo affascinante sulla natura del successo e del sacrificio.

L'Uomo e il Folletto: Strategie di Consacrazione

Il contrasto tra Dwayne "The Rock" Johnson in "The Smashing Machine" e Timothée Chalamet in "Marty Supreme" incarna la dicotomia centrale dei film. Johnson, nel ruolo di un atleta che lotta per la consacrazione definitiva, sembra incarnare una forza bruta e una determinazione quasi titanica, una figura imponente che si confronta con i propri limiti fisici e psicologici. La sua parabola è quella di un uomo che cerca di sfondare le barriere, forse destrutturando la propria immagine per raggiungere un obiettivo. Dall'altra parte, Chalamet interpreta un personaggio la cui ambizione si manifesta con un'intensità diversa, forse più cerebrale o sottile, ma non meno divorante. La sua strategia di affermazione nel competitivo panorama hollywoodiano appare orientata verso una diversa forma di destrutturazione, una metamorfosi che punta a ridefinire i confini del proprio talento.

Destini Opposti, Sogni Condivisi

Nonostante le differenze evidenti nella resa dei protagonisti e nelle strategie narrative adottate, i film dei Safdie condividono un terreno comune: l'esplorazione della pressione e dell'ossessione che accompagnano la ricerca del successo. "The Smashing Machine", premiato a Venezia, sembra immergersi nella fisicità e nella brutalità di uno sport che riflette le asperità della vita, mentre "Marty Supreme" si addentra nelle dinamiche più sfumate e forse più insidiose del mondo dello spettacolo. Entrambi i registi, con la loro inconfondibile cifra stilistica, riescono a catturare l'essenza di un'America che, pur offrendo infinite possibilità, richiede un tributo spesso altissimo ai suoi figli più ambiziosi, delineando percorsi che, pur partendo da premesse simili, conducono a destini sorprendentemente divergenti.

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