La serie "Scissione" di Apple TV esplora un concetto disturbante ma stranamente seducente: la possibilità di dividere la propria identità. L'idea di poter "spegnere" parti di sé, quelle legate al dolore, all'ansia o alla perdita, per accedere a uno stato di non-responsabilità verso la propria vita esterna, trasforma la fantascienza in un'inquietante riflessione sul presente. La premessa radicale della serie – cosa rimarrebbe di noi se potessimo compartimentalizzare la nostra esistenza in modo ermetico? – solleva interrogativi fondamentali sulla libertà e sulla funzionalità. Questa divisione ci libera davvero, o ci rende meri ingranaggi in un sistema? "Scissione" non fornisce risposte semplici, ma tesse un arazzo complesso di temi come l'identità, la memoria e il lavoro, utilizzando la distopia come lente per analizzare le nostre pulsioni più profonde.
Compartimenti stagni: la promessa di sollievo
Il nucleo narrativo di "Scissione" risiede nella procedura che separa i ricordi e le esperienze lavorative da quelli personali. I protagonisti vivono una doppia esistenza: da un lato, i loro "io" al lavoro, ignari delle loro vite private; dall'altro, i loro "io" fuori dall'ufficio, completamente estranei a ciò che accade durante le ore lavorative. Questa scissione, sebbene presentata come una soluzione a problemi di stress e sovraccarico emotivo, rivela presto le sue implicazioni etiche e psicologiche. La serie suggerisce che la frammentazione dell'identità, pur offrendo un temporaneo sollievo dal peso delle proprie esperienze, potrebbe erodere il senso di sé e la capacità di integrazione. La ricerca di una fuga dalla sofferenza attraverso la divisione interna solleva il dubbio se tale strategia sia una vera soluzione o una forma di auto-inganno che compromette l'autenticità.
L'identità come merce e il prezzo della funzionalità
La serie "Scissione" non si limita a esplorare la scissione psicologica, ma la inserisce in un contesto lavorativo distopico dove l'efficienza e la produttività diventano valori assoluti. La capacità di "spegnere" le emozioni e i pensieri non lavorativi rende i dipendenti macchine perfette, prive di distrazioni e di conflitti interiori. Questo scenario solleva interrogativi sul valore dell'esperienza umana completa, che include inevitabilmente gioie e dolori, successi e fallimenti. La frammentazione dell'identità, in questo senso, diventa una metafora della crescente pressione a compartimentalizzare le proprie vite per essere più performanti in un mondo sempre più competitivo. La serie ci spinge a considerare se il prezzo della funzionalità sia la perdita di una parte essenziale di ciò che ci rende umani.
