L'Apocalisse Digitale e la Nostra Inquietudine
Nell'era di Internet, dove la realtà viene filtrata e presentata in pixel, emerge un sentimento diffuso, quasi un desiderio latente, di apocalisse. Questa pulsione non nasce da un nichilismo gratuito, ma dalla costante esposizione alla crudeltà e alla miseria umana, amplificate e cristallizzate nei formati digitali. L'incessante flusso di notizie che dipingono un mondo in declino, privo delle sicurezze di un tempo, alimenta questa inquietudine. Tony Tulathimutte, nel suo recente libro "Rifiuto" (2025), esplora questa sensazione, paragonandola a una caccia alla balena bianca, dove la preda è un "plancton radioattivo" che illumina un mare fosforescente. L'autore, considerato una voce emergente della letteratura americana, analizza le conseguenze della "marea della tecnocrazia digitale" degli ultimi vent'anni, dipingendo un quadro di un mondo denso, pervertito e depresso.
Riflessi di un Mondo Malato
Tulathimutte non si limita a constatare il malessere, ma cerca di comprenderne le radici profonde. La sua raccolta di racconti funge da specchio impietoso del nostro tempo, evidenziando una disfunzione fondamentale nell'esperienza umana: la difficoltà di connessione reciproca. In un'epoca dominata da una logica che sembra aver perso il contatto con l'essenza dell'umanità, l'autore suggerisce che siamo "malati, finiti, incapaci anche dell’essenza basilare dell’esperienza umana: stare uno con l’altro". Questa analisi, cruda e diretta, riflette un sentimento di alienazione e disillusione che permea la società contemporanea, dove le interazioni digitali, pur onnipresenti, sembrano spesso sostituire la profondità e l'autenticità dei legami umani.
La Promessa di un Nuovo Inizio
Il "millenarismo millennial" non è quindi un semplice desiderio di distruzione, ma forse una reazione inconscia alla saturazione di un presente percepito come insostenibile. La fine, in questa prospettiva, non è solo un termine, ma anche un potenziale inizio, un reset necessario per ricostruire su fondamenta più solide. L'idea di un'apocalisse, per quanto angosciante, può portare con sé la speranza di un rinnovamento, di un mondo dove i valori fondamentali dell'empatia e della connessione umana possano tornare a fiorire. È un invito a riflettere sul cammino intrapreso e sulla necessità di un cambiamento radicale, per evitare che il "rifiuto" diventi la nostra eredità definitiva.
