Opposizione al Sequestro Patrimoniale
Alessandro Agresti ha formalmente contestato il sequestro di beni per un valore di circa nove milioni di euro, disposto dal Giudice per le Indagini Preliminari Barbara Cortegiano. Il provvedimento cautelare, emesso nell'ambito di un'indagine coordinata dal Pubblico Ministero Giuseppe Miliano, coinvolge anche altre tre persone: la compagna di Agresti, suo padre e un collaboratore. Queste ultime figure sono ritenute prestanome nella gestione di società legate all'autosalone VipMotors. I legali di Agresti, gli avvocati Gaetano Marino e Massimo Frisetti, hanno presentato un ricorso al Tribunale di Latina, chiedendo l'annullamento del sequestro. La richiesta sarà esaminata dal collegio penale in sede di riesame delle misure cautelari reali.
Motivazioni Legali e Indagini in Corso
Le argomentazioni addotte dai difensori di Agresti ricalcano quelle già presentate in opposizione all'adozione di altre misure restrittive, anch'esse ancora al vaglio del giudice. Tali misure, richieste dalla Procura, riguardano sia Agresti che gli altri tre indagati. L'inchiesta ipotizza i reati di autoriciclaggio e intestazione fraudolenta di beni. In precedenza, tutti e quattro gli indagati si erano avvalsi della facoltà di non rispondere durante l'interrogatorio preventivo dinanzi al GIP Cortegiano. Tuttavia, i legali di Agresti avevano contestualmente depositato una documentazione a supporto della loro posizione.
Richiesta di Riesame al Tribunale
Il ricorso presentato dagli avvocati Marino e Frisetti mira a ottenere il dissequestro dei beni immobili e delle partecipazioni societarie che costituiscono il patrimonio oggetto del provvedimento. La difesa punta a dimostrare l'estraneità di Agresti alle condotte illecite contestate e la legittimità della proprietà dei beni sequestrati. L'esito del riesame da parte del Tribunale di Latina sarà cruciale per le sorti del patrimonio e per il prosieguo dell'indagine che vede coinvolti anche i presunti prestanome.
