Il capo del potere giudiziario iraniano, Gholamhossein Mohseni-Ejei, ha lanciato un monito inequivocabile nei confronti dei manifestanti arrestati durante le recenti ondate di proteste che hanno scosso la Repubblica Islamica. In una dichiarazione diffusa attraverso i canali della televisione di Stato, Mohseni-Ejei ha promesso un giro di vite giudiziario immediato e severo, focalizzato sulla rapidità dei procedimenti e sulla natura esemplare delle pene capitali. Questa linea dura mira a stroncare sul nascere qualsiasi ulteriore manifestazione di dissenso, segnalando che il regime non intende concedere margini di manovra o ritardi nell'applicazione della giustizia sommaria. La retorica del capo dei magistrati sottolinea l'urgenza percepita dal governo nel ristabilire l'ordine, vedendo nei processi veloci e nelle esecuzioni pubbliche un deterrente necessario contro l'instabilità interna.
Accelerazione dei Processi e Deterrenza Immediata
Mohseni-Ejei ha esplicitato la sua filosofia operativa con chiarezza glaciale: "Se vogliamo fare qualcosa, dobbiamo farlo ora. Se vogliamo fare qualcosa, dobbiamo farlo rapidamente". Questa affermazione, registrata in un video e ampiamente diffusa, suggerisce un abbandono delle procedure legali standard a favore di sentenze emesse in tempi brevissimi. L'obiettivo dichiarato è massimizzare l'impatto psicologico delle condanne. L'enfasi sulle "esecuzioni esemplari" indica che le autorità intendono selezionare alcuni casi per trasformarli in esempi pubblici, inviando un messaggio inequivocabile alla popolazione sulla posta in gioco nel partecipare a manifestazioni non autorizzate. Questa strategia di terrore legale si inserisce in un contesto di crescente pressione internazionale, sebbene il capo della magistratura abbia ignorato apertamente gli avvertimenti esterni, incluso quello espresso dall'allora presidente statunitense Donald Trump.
La Risposta del Sistema Giudiziario alla Crisi di Legittimità
L'annuncio del capo della magistratura non è solo una misura di sicurezza, ma riflette anche la strategia del regime per gestire una crisi di legittimità percepita. La rapidità dei processi è spesso sinonimo di garanzie legali minime o nulle, un modello già tristemente noto in contesti autoritari per gestire rapidamente le opposizioni. La televisione di Stato, strumento chiave di propaganda, amplifica queste dichiarazioni per consolidare la narrazione ufficiale di un sistema giudiziario efficiente e inflessibile. La comunità internazionale, inclusi osservatori per i diritti umani, ha espresso profonda preoccupazione per la sorte degli arrestati, temendo che queste procedure affrettate portino a ingiustizie diffuse e violazioni sistematiche dei diritti fondamentali. La linea dura annunciata mira a riaffermare il controllo totale dello Stato sul territorio e sulla sfera pubblica.
