La quarta stagione di Industry porta al centro della trama la verifica dell’età online
Una stagione più cupa che mai: perché Industry guarda alla verifica dell’età
In Industry 4, la finanza di alto livello incrocia in modo diretto il mondo delle piattaforme per adulti e l’economia dei creator, trasformando la serie in un racconto sul potere dei pagamenti digitali e sul controllo dell’accesso ai contenuti. Come ha notato una recensione, questa stagione opera a una «massimal watchability pur mantenendo una cupezza strutturale, grazie a una trama che intreccia norme, reputazione aziendale e desiderio di profitto attorno alle nuove leggi di verifica dell’età nel Regno Unito.
Uno dei fili conduttori è la crescente pressione normativa sulla pornografia online e sugli spazi digitali dove circolano contenuti sessuali espliciti, un tema che in Europa e nel Regno Unito è oggetto di discussione da anni. Basti pensare al dibattito attorno all’Online Safety Act britannico e alle richieste di identificazione degli utenti per accedere a determinati siti, spesso illustrate in analisi di policy come quelle di Brookings Institution, che mettono in luce il delicato equilibrio tra tutela dei minori, privacy degli adulti e libertà di espressione.
La serie coglie questo momento di passaggio traducendolo in conflitti tra board, investitori e regolatori, mostrando come la verifica dell’età non sia solo una questione tecnica, ma un campo di battaglia politico e culturale. Il modo in cui i personaggi reagiscono a nuove procedure KYC, controlli documentali e filtri di accesso riflette timori reali di sorveglianza e discriminazione, già affrontati in studi sulla governance digitale come quelli raccolti dal portale OCSE sulle politiche per l’economia online.
