Le recenti dichiarazioni di Donald Trump sulla presunta presenza diffusa di navi cinesi e

Pubblicato: 11/01/2026, 13:05:322 min
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Redazione
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Le recenti dichiarazioni di Donald Trump sulla presunta presenza diffusa di navi cinesi e
Cosa c’è davvero dietro alle accuse di Trump su Cina e Russia attorno alla Groenlandia e perché i Paesi nordici le smentiscono

Le recenti dichiarazioni di Donald Trump sulla presunta presenza diffusa di navi cinesi e russe attorno alla Groenlandia sono state respinte dai diplomatici nordici

Le accuse di Trump e la smentita dei Paesi nordici

Secondo quanto riportato dal Financial Times e ripreso da diverse testate, Donald Trump ha sostenuto che attorno alla Groenlandia ci sarebbero “navi cinesi e russe ovunque”, suggerendo una minaccia diretta alla sicurezza dell’isola e, di riflesso, della NATO. Questa narrazione si inserisce nella linea politica dell’ex presidente, che ha più volte descritto l’Artico come un teatro di competizione crescente tra grandi potenze. Le sue parole mirano a sottolineare l’urgenza di rafforzare la presenza militare statunitense nella regione, presentando la Groenlandia come un fronte avanzato della difesa occidentale.

La versione offerta dai rappresentanti nordici è però molto diversa: due alti diplomatici di Paesi nordici con accesso ai briefing di intelligence della NATO hanno dichiarato che non vi sono state, negli ultimi anni, prove di una presenza significativa di navi o sottomarini russi e cinesi nelle acque attorno alla Groenlandia. Lo riporta, tra gli altri, Deccan Herald, citando direttamente queste fonti. La smentita non è solo politica, ma basata su informazioni di intelligence condivise in ambito alleato.

Anche altri resoconti internazionali, come quelli sintetizzati da MarketScreener, confermano che i diplomatici nordici hanno respinto in blocco l’idea di un’attività navale russa e cinese “ovunque” intorno alla Groenlandia. La distanza tra la retorica di Washington e la valutazione dei partner nordici mette in luce una frattura narrativa: da un lato, l’uso dell’allarme come leva politica; dall’altro, il tentativo di mantenere una lettura più aderente ai dati di fatto e alle analisi di sicurezza condivise nella NATO.

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