Iran in Fiamme: Slogan e Falò Scuotono il Nord-Est

Pubblicato: 11/01/2026, 08:28:254 min
Scritto da
Gaetano Logatto
Categoria: Cronaca
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Iran in Fiamme: Slogan e Falò Scuotono il Nord-Est

Escalation di Tensione e Scontri Aperti

L'ondata di disordini che da quasi due settimane sta scuotendo l'Iran ha raggiunto un nuovo, drammatico picco nel nord-est del Paese, dove le manifestazioni antigovernative si sono trasformate in scene di aperta sfida al regime. Video diffusi attraverso canali social criptati mostrano gruppi di manifestanti radunati lungo arterie stradali cruciali, mentre attorno a loro divampano roghi, presumibilmente di proprietà pubbliche o simboli del potere statale. Questa escalation visiva, caratterizzata da fiamme che illuminano la notte e cori di protesta, segnala una crescente disperazione e determinazione tra coloro che sfidano le autorità, nonostante il clima di terrore imposto. La resilienza delle proteste, che continuano a propagarsi ben oltre le capitali principali, suggerisce che le cause scatenanti, inizialmente legate alla morte di Mahsa Amini, hanno ora catalizzato un malcontento sociale ed economico molto più profondo e radicato contro la struttura teocratica. La risposta del governo è stata immediata e brutalmente repressiva. Mentre la censura stringe la morsa, con interruzioni diffuse della connettività Internet e delle linee telefoniche che rendono difficile la verifica indipendente degli eventi, le minacce legali si fanno sempre più severe. Il procuratore generale iraniano, Mohammad Movahedi Azad, ha lanciato un avvertimento gelido, dichiarando che chiunque venga identificato come partecipante attivo alle manifestazioni sarà processato come “nemico di Dio” (Mohareb), un’accusa che, secondo la legge islamica iraniana, può comportare la pena capitale. Questa retorica bellicosa, unita all'intensificarsi degli arresti e delle violenze riportate, mira chiaramente a spezzare il morale dei dissidenti, ma finora sembra aver sortito l'effetto opposto, alimentando ulteriormente la rabbia popolare.

La Strategia della Repressione e la Risposta Internazionale

Il leader supremo, Ayatollah Ali Khamenei, ha recentemente parlato di un imminente e deciso giro di vite, indicando che la pazienza del sistema è esaurita. Questa dichiarazione, giunta mentre le proteste superano la soglia delle due settimane, sottolinea la percezione da parte della leadership che la stabilità interna sia seriamente minacciata. L'uso di termini come "nemico di Dio" non è nuovo nel lessico repressivo iraniano, ma la sua enfasi in questo momento critico serve a delegittimare completamente il movimento di protesta agli occhi della base fedele e a giustificare l'uso di forza letale contro i manifestanti. Gli Stati Uniti e diverse organizzazioni per i diritti umani hanno espresso profonda preoccupazione per l'escalation della violenza e per le minacce di esecuzioni sommarie, invitando Teheran a rispettare i diritti fondamentali di espressione e riunione. La difficoltà di ottenere informazioni chiare dall'interno è aggravata dal blocco quasi totale delle comunicazioni digitali. Nonostante ciò, i video che riescono a filtrare, spesso girati con dispositivi mobili e diffusi tramite VPN o reti satellitari, dipingono un quadro di resistenza diffusa, specialmente nelle aree meno centralizzate come le province del nord-est. Questi filmati, sebbene non verificabili in tempo reale, sono cruciali per mantenere viva l'attenzione internazionale e per coordinare, seppur indirettamente, le azioni dei gruppi di opposizione. L'efficacia di questa strategia di silenzio digitale da parte del regime è limitata dalla capacità dei cittadini di trovare vie alternative per comunicare la propria sofferenza e la propria sfida.

Il Nord-Est: Un Barometro della Crisi Nazionale

Le manifestazioni nel nord-est, in particolare, stanno assumendo un rilievo simbolico significativo. Questa regione, storicamente importante per la sua composizione etnica e religiosa variegata, sta dimostrando che il malcontento non è confinato alle grandi metropoli come Teheran o Mashhad, ma è penetrato profondamente nel tessuto sociale del Paese. La presenza di roghi lungo le autostrade non è solo un atto di vandalismo, ma un chiaro segnale di rottura con l'autorità, un tentativo di creare zone di protesta visibili e difficili da ignorare per le forze di sicurezza. La natura organizzata di alcuni raduni, sebbene caotica, suggerisce che vi sia una rete sotterranea che facilita la mobilitazione nonostante la sorveglianza capillare. L'intensità degli slogan scanditi in questi roghi a cielo aperto riflette una richiesta di cambiamento sistemico, andando oltre le rivendicazioni iniziali. Si parla sempre più apertamente di libertà e di fine del sistema teocratico, temi che toccano il cuore ideologico della Repubblica Islamica. L'attenzione globale si concentra ora su come il regime gestirà questa pressione prolungata, specialmente dopo gli avvertimenti internazionali. La capacità dei manifestanti di mantenere alta la pressione, sfidando apertamente le minacce di essere etichettati come "nemici di Dio", determinerà se questa ondata di proteste si esaurirà sotto il peso della repressione o se riuscirà a innescare un cambiamento strutturale duraturo, come analizzato da diversi osservatori internazionali sulla tenuta del regime.

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