L’agricoltura italiana continua a garantire cibo
Un settore vitale che vale solo il 2% del Pil
Nei conti nazionali l’agricoltura italiana pesa poco più del **2% del Pil**, nonostante il ruolo centrale nella sicurezza alimentare, nella gestione del paesaggio e nella tenuta sociale di vaste aree rurali. A ricordarlo sono le analisi del Crea riportate dall’Unione Coltivatori Italiani, secondo cui il valore della produzione agricola nel 2023 ha sfiorato i 77 miliardi di euro, ma con un calo dei volumi e dell’occupazione nel settore primarioL’agricoltura vale il 2% del Pil. In altre parole, la filiera continua a creare valore, ma la sua incidenza sul Pil resta limitata e in lieve arretramento.
Anche guardando al contributo diretto al prodotto interno lordo, i numeri confermano questa marginalità apparente. I dati macroeconomici mostrano che il Pil dall’agricoltura in Italia oscilla da anni attorno agli 8 miliardi di euro a trimestre, con un trend che fatica a recuperare i livelli di fine anni NovantaPil dall’agricoltura in Italia. A fronte di oltre 2.300 miliardi di Pil complessivo attesi nei prossimi anni, la quota agricola sembra dunque una semplice nota a piè di pagina, pur sostenendo un’intera infrastruttura territoriale fatta di aziende, famiglie e comunità rurali.
Il paradosso emerge con ancora più chiarezza se si allarga lo sguardo all’intero sistema agroalimentare: tra produzione primaria, trasformazione e distribuzione, il comparto rappresenta circa il 15% dell’economia nazionale, ben oltre il peso della sola agricoltura di baserapporto Crea sull’agricoltura italiana. Eppure, nel dibattito su crescita, produttività e innovazione, questo settore continua a essere trattato come residuale. Gli agricoltori finiscono così per reggere sulle proprie spalle un sistema che, nei numeri ufficiali, sembra contare solo per una “briciola” di Pil.
