Roosevelt Ispirò il Blitz Trumpiano in Venezuela

Pubblicato: 10/01/2026, 09:21:325 min
Scritto da
Gaetano Logatto
Categoria: Esteri
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Roosevelt Ispirò il Blitz Trumpiano in Venezuela

L'Ombra di Roosevelt sul Golfo di Caracas

La recente, seppur fallimentare, incursione paramilitare in Venezuela, spesso etichettata come un "blitz trumpiano", rivela radici storiche molto più profonde di quanto l'attualità politica suggerisca. L'eco di Theodore Roosevelt, presidente all'inizio del XX secolo, risuona prepotentemente nelle strategie di ingerenza nordamericana nel subcontinente latinoamericano. Non si tratta di una mera coincidenza storica, ma di una riproposizione quasi didascalica della Dottrina Monroe, rivisitata e potenziata per il XXI secolo. Nel 1903, Roosevelt intervenne con forza militare, manifestando apertamente la volontà di stabilizzare la regione secondo gli interessi strategici statunitensi, mirando specificamente a estromettere il dittatore Cipriano Castro, reo di aver dissanguato le finanze nazionali e di non onorare i debiti con creditori europei e americani. Questa azione, nota come la "Corollario Roosevelt", stabiliva di fatto il diritto unilaterale degli Stati Uniti di agire come "polizia internazionale" nell'emisfero occidentale, prevenendo l'intervento europeo. L'eco di quel cannoneggiamento navale contro le basi costiere venezuelane del 1903 sembra riecheggiare nelle ambizioni attuali di Washington di rimuovere il regime di Nicolás Maduro, dimostrando una persistenza ideologica nell'approccio alla sovranità sudamericana. L'analogia tra Castro e Maduro è impressionante: entrambi leader controversi, accusati di mala gestio economica e repressione interna, hanno rappresentato un ostacolo agli interessi economici e geostrategici statunitensi. Mentre Castro fu costretto a fuggire a seguito di una sollevazione interna, trovando infine l'esilio a Porto Rico dopo essere stato respinto a Ellis Island, Maduro affronta una pressione esterna coordinata che mira a replicare l'isolamento politico e finanziario imposto un secolo fa. L'audacia dell'operazione, sebbene mal pianificata e rapidamente sventata, riflette una mentalità interventista che vede nel Venezuela un punto nevralgico da controllare. L'ambizione di alcuni attuali strateghi, come suggerito da analisi storiche recenti, è quella di consolidare un'eredità politica che li collochi accanto ai giganti della storia americana, forse persino sognando un riconoscimento internazionale paragonabile a un Premio Nobel per la pace, ottenuto attraverso la "liberazione" di nazioni percepite come ostili. Questo desiderio di emulazione storica fornisce la chiave di lettura per comprendere la logica dietro l'azione, un'eredità di interventismo che non accenna a tramontare.

La Dottrina Monroe Riscoperta e Adattata

La riattivazione del principio di non ingerenza europea, pilastro della Dottrina Monroe del 1823, assunse una connotazione aggressivamente proattiva con il Corollario di Roosevelt del 1904. Questo non era più un semplice avvertimento verso le potenze esterne, ma una dichiarazione di intenti per l'egemonia regionale americana. L'intervento del 1903 contro Castro fu il banco di prova di questa nuova assertività, giustificata dalla necessità di garantire la stabilità finanziaria e prevenire il caos che avrebbe potuto invitare potenze rivali a intervenire. Oggi, la narrativa è stata abilmente modificata: l'intervento non è più motivato dalla protezione dei creditori europei, ma dalla "restaurazione della democrazia" e dalla lotta contro il narcotraffico, temi che risuonano potentemente nell'opinione pubblica interna statunitense. Tuttavia, la sostanza rimane la stessa: l'imposizione di un regime gradito a Washington attraverso mezzi coercitivi, mascherati da operazioni umanitarie o di sicurezza nazionale. L'attuale amministrazione ha dimostrato una predilezione per soluzioni rapide e dirompenti, spesso bypassando i canali diplomatici tradizionali, una tattica che ricorda la rapidità con cui Roosevelt mobilitò le risorse navali per imporre la sua volontà. La pianificazione del recente tentativo di destabilizzazione in Venezuela, che ha coinvolto mercenari e figure dell'opposizione, sembra aver attinto a manuali operativi risalenti a quel periodo di massima espansione dell'influenza statunitense in America Latina. Gli esperti di politica estera sottolineano come la retorica utilizzata per giustificare l'azione contro Maduro – definendolo un "narcodittatore" – sia una versione aggiornata delle accuse mosse contro i leader latinoamericani scomodi dell'epoca rooseveltiana. La Dottrina Monroe, sebbene formalmente superata da accordi multilaterali successivi, continua a vivere nello spirito delle operazioni segrete e delle pressioni economiche esercitate per mantenere l'egemonia regionale.

L'Eredità Ideologica e la Ricerca di Legittimazione Storica

Il fascino esercitato da figure storiche come Theodore Roosevelt su alcuni segmenti della politica estera contemporanea risiede nella loro immagine di leader risoluti, capaci di prendere decisioni impopolari ma ritenute necessarie per la grandezza nazionale. Per chi aspira a lasciare un segno indelebile, l'emulazione di un predecessore che ha ridefinito il ruolo americano nel mondo è una tentazione potente. L'operazione venezuelana, per quanto maldestra, era intrisa di questa ambizione: dimostrare la capacità di agire con determinazione dove la diplomazia aveva fallito, riaffermando il primato statunitense nell'area caraibica e sudamericana. Questo desiderio di grandezza storica si scontra inevitabilmente con la realtà geopolitica del 2024, dove l'influenza di attori esterni come Russia e Cina complica enormemente le manovre unilaterali che erano possibili nel 1903. L'analisi delle motivazioni dietro il "blitz" rivela una profonda insoddisfazione per l'attuale stallo politico in Venezuela e la volontà di forzare una soluzione rapida, un approccio tipico di chi privilegia l'azione diretta rispetto alla lenta tessitura diplomatica. La figura di Roosevelt, con la sua politica del "Big Stick" (il grosso bastone), offre un modello seducente di leadership assertiva. Nonostante le condanne internazionali e il fallimento sul campo, l'eco di quella strategia persiste, suggerendo che, nella mente di alcuni pianificatori, l'obiettivo finale non era solo la rimozione di Maduro, ma la creazione di un precedente duraturo per future ingerenze. La storia di Roosevelt, con le sue vittorie e le sue controversie, continua a fornire un copione per chi crede che l'intervento diretto sia l'unico strumento efficace per plasmare il destino delle nazioni considerate strategicamente vitali.

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