In molte democrazie occidentali cresce una fascia di opinionisti
Chi sono i nuovi tifosi occidentali dei poteri autoritari
Nel dibattito pubblico occidentale è emersa una galassia eterogenea di simpatizzanti dei regimi autoritari: commentatori televisivi, influencer, ma anche accademici e politici che ne esaltano efficienza, ordine e identità nazionale. Spesso si presentano come "realisti" o "anti‑politically correct", ma finiscono per ripetere, quasi alla lettera, le narrazioni prodotte dagli apparati di propaganda di governi illiberali. Analisi sul nuovo autoritarismo mostrano come questi regimi siano abili nel usare la comunicazione globale per legittimarsi all’estero, sfruttando talk show, social network e piattaforme digitali nelle democrazie occidentali, come descritto in ricerche sulle strategie di repressione e influenza transnazionale pubblicate da testate come Osservatorio Balcani e Caucaso.
Questi "groupie" dei regimi non sono un blocco unico: si va dai nostalgici di passati autoritari ai sovranisti che vedono nei leader forti l’antidoto al caos globale, fino a settori della sinistra che leggono alcuni regimi come contro‑potere all’egemonia occidentale. In comune, spesso, c’è la sfiducia nelle istituzioni democratiche liberali e l’idea che la democrazia sia ormai solo un guscio vuoto dominato da élite distanti. Studi sull’autoritarismo sottolineano che, nelle fasi di crisi della rappresentanza, l’attrazione verso modelli "decisionali" e verticali cresce, specie quando la partecipazione politica appare impotente o inefficace, come evidenziato anche dalla voce "Autoritarismo" dell’Enciclopedia delle scienze sociali Treccani.
Un ruolo chiave è giocato dall’informazione polarizzata. Media e piattaforme che funzionano per indignazione e identità di gruppo premiano chi offre narrazioni semplici e nemici chiari: le democrazie vengono descritte come deboli e ipocrite, mentre i regimi autoritari appaiono coerenti, rapidi nelle decisioni e capaci di difendere tradizione e sovranità. In questo quadro, i "creduloni" occidentali non sono necessariamente malintenzionati: spesso si tratta di cittadini frustrati da anni di crisi economica e culturale, convinti che il pluralismo sia solo confusione e che i diritti civili siano un lusso. Ricerche sul successo dei leader autoritari in contesti democratici, come quelle discusse da Linkiesta, mostrano come il malcontento sociale sia un terreno fertile per questo tipo di fascinazione.
