Iran offline: come un blackout digitale cambia tutto

Pubblicato: 09/01/2026, 15:12:042 min
Scritto da
Redazione
Categoria: Esteri
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Iran offline: come un blackout digitale cambia tutto
Censura

Il blocco di Internet in Iran è diventato uno strumento centrale di controllo politico e sociale. Durante le recenti ondate di proteste

Perché l’Iran “spegne” Internet durante le proteste

Quando si parla di “Iran offline” si fa riferimento alle frequenti interruzioni o forti limitazioni di accesso alla rete disposte dalle autorità ogni volta che esplodono proteste diffuse. In occasione delle più recenti manifestazioni contro il carovita e la gestione economica del Paese, diversi osservatori hanno segnalato blackout selettivi e rallentamenti mirati in molte città, in particolare a Teheran e nei principali centri urbani. Secondo i monitoraggi di gruppi indipendenti come NetBlocks, citati da testate come TGCOM24, i tagli alla connettività coincidono quasi sempre con i momenti di maggiore mobilitazione di piazza.

Il blocco di Internet viene utilizzato in Iran come strumento politico per ridurre la capacità di coordinamento dei manifestanti e limitare la circolazione di immagini, video e testimonianze all’estero. Quando migliaia di persone sono scese in strada contro il regime degli ayatollah, numerosi resoconti giornalistici hanno descritto un accesso alla rete fortemente compromesso in tutto il Paese, con social network irraggiungibili e servizi di messaggistica filtrati o bloccati. Un’analisi pubblicata da Agenzia Nova documenta come le interruzioni siano proseguite per giorni, in parallelo all’inasprirsi delle proteste.

Il contesto è quello di una crisi economica profonda e di crescente malcontento verso l’élite al potere. Il crollo del rial, l’inflazione elevata e le sanzioni internazionali hanno accentuato le tensioni sociali, come spiegato da analisi economiche di media internazionali quali Euronews. In questo scenario, l’accesso all’informazione e la possibilità di organizzarsi online diventano centrali per l’opposizione, e proprio per questo rientrano tra i primi bersagli della strategia di controllo statale.

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