L’assoluzione degli otto ex allievi piloti dell’Aeronautica Militare nel cosiddetto “caso Schiff” ruota attorno a due cardini: la qualificazione giuridica dei fatti contestati e la ricostruzione del consenso prestato dall’allieva durante il battesimo del volo. L’articolo analizza le motivazioni del Tribunale di Latina
Il caso Schiff e il contesto del battesimo del volo
Il cosiddetto “caso Schiff” nasce dagli eventi del 4 aprile 2018 presso l’aeroporto militare “Enrico Comani” di Latina, quando l’allora allieva pilota Giulia Schiff fu sottoposta al tradizionale “battesimo del volo”, rito di iniziazione previsto al termine del primo volo solista. Secondo l’accusa, durante la cerimonia la giovane sarebbe stata colpita con pacche e frustrate, spinta contro l’ala dell’aereo e fatta rotolare a terra, in un contesto descritto come nonnismo e umiliazione fisica e psicologicanonnismo al Comani.
Il procedimento penale davanti al Tribunale di Latina ha visto imputati otto ex allievi piloti dell’Aeronautica Militare, accusati inizialmente di violenza privata e lesioni personali. La vicenda ha avuto un’ampia eco mediatica perché ha riacceso il dibattito sul limite tra tradizione militare e pratiche degenerative, soprattutto alla luce delle immagini video divenute pubbliche e della denuncia della stessa Schiff, che ha raccontato di essersi sentita costretta e annientata nella propria autodeterminazioneCorriere del Veneto.
Sul piano mediatico e sociale il caso è stato spesso letto come simbolo di uno scontro generazionale e di genere all’interno delle Forze Armate, ma il giudice ha richiamato più volte la necessità di separare la valutazione giuridico-penale dalle considerazioni morali e organizzative. Nelle motivazioni si ribadisce che l’oggetto del processo non era il battesimo del volo in sé, ma il singolo fatto attribuito agli imputati e la sua eventuale rilevanza penale, invitando a non trasformare l’aula di giustizia in un tribunale delle tradizioni militari nel loro complessoLatina Oggi.
