A Robbiate una famiglia è rimasta intossicata dal monossido di carbonio dopo il guasto della caldaia domestica. Un episodio che
Il caso di Robbiate e il pericolo del “killer invisibile”
La vicenda di Robbiate, con una famiglia intossicata dopo la rottura della caldaia, è purtroppo in linea con quanto segnalano da anni operatori sanitari e tecnici sugli incidenti da monossido di carbonio in casa. Secondo il Ministero della Salute, circa l’80% degli avvelenamenti da CO registrati in Pronto soccorso avviene tra le mura domestiche, spesso in presenza di impianti di riscaldamento difettosi o mal manutenuti, come ricorda l’Azienda USL di Imola nella scheda informativa “Monossido di carbonio – Attenti al killer invisibile” monossido di carbonio.
Nel caso di Robbiate, la rottura della caldaia potrebbe aver compromesso il corretto smaltimento dei fumi, con accumulo di monossido nei locali chiusi. Episodi simili sono stati documentati anche altrove in Italia, ad esempio in Valle d’Aosta, dove una coppia di anziani è deceduta in casa per la fuoriuscita di monossido da una caldaia malfunzionante, come riportato in una rassegna del Centro Antiveleni. In molti casi gli ambienti risultano poco ventilati e le canne fumarie non adeguate o ostruite.
A rendere il monossido così insidioso è il fatto che sia completamente inodore, incolore e non irritante, impossibile da riconoscere senza strumenti. Una recente scheda divulgativa dell’Ospedale pediatrico Meyer ricorda che il gas deriva da combustioni incomplete di legna, gas, carbone o altri combustibili e che l’esposizione può avvenire in pochi minuti in locali chiusi o semichiusi intossicazione da CO. In mancanza di rilevatori e manutenzione, un guasto improvviso alla caldaia, come sembra accaduto a Robbiate, può trasformare un normale momento in famiglia in un’emergenza sanitaria.
