La Nuova Geopolitica dell'America Prima di Tutto
L'analisi dell'ambasciatore Ettore Sequi sul pensiero strategico dell'amministrazione Trump rivela una profonda frattura nelle priorità della politica estera statunitense, un mutamento che ridefinisce le alleanze storiche e le norme internazionali. Secondo Sequi, l'imperativo categorico per Washington è divenuto la sicurezza intesa in senso stretto, spesso a scapito del concetto tradizionale di sovranità nazionale, sia propria che altrui. Questa prospettiva utilitaristica si manifesta chiaramente nelle mosse geopolitiche recenti, come l'interesse palesato per l'acquisizione o il controllo di territori strategici, citando l'episodio della Groenlandia. L'ambasciatore suggerisce che, in questa visione, la logica delle risorse e del vantaggio immediato, simboleggiata dalla menzione delle "miniere", prevale sulla scrupolosa aderenza ai protocolli diplomatici e legali consolidati. Questa dinamica crea un ambiente internazionale imprevedibile, dove gli accordi multilaterali perdono peso a favore di negoziati bilaterali incentrati sul guadagno materiale o strategico immediato. Per approfondire il contesto delle relazioni USA-Cina, si può consultare Council on Foreign Relations. Questa enfasi sulla sicurezza come fattore primario giustifica, agli occhi dell'amministrazione, manovre che in passato sarebbero state considerate provocatorie o destabilizzanti. L'intervento o la pressione esercitata su nazioni come il Venezuela non è vista solo come una questione di democrazia o influenza regionale, ma come un meccanismo calibrato per colpire avversari più grandi. Sequi evidenzia come l'influenza sul prezzo del petrolio venezuelano sia un modo indiretto ma efficace per danneggiare gli interessi economici di Mosca e Pechino, dimostrando una strategia a scacchiera dove ogni mossa ha molteplici obiettivi interconnessi. L'esperto diplomatico, forte della sua lunga esperienza maturata in contesti complessi come l'Iran e l'Afghanistan, sottolinea come questa logica del "tutto è permesso per la sicurezza" eroda la fiducia reciproca necessaria per la stabilità globale.
Sovranità Sacrificata sull'Altare dell'Utilità Strategica
Il contrasto tra sicurezza e sovranità è il fulcro della critica mossa da Sequi. Quando la sicurezza americana viene percepita come separabile da quella europea, come suggerito dalle dinamiche osservate in contesti come la Groenlandia, si apre una pericolosa breccia nel fronte occidentale. Questa potenziale divisione non è solo teorica; essa si traduce in una minore coesione di fronte a sfide comuni, permettendo a potenze rivali di sfruttare le crepe nelle alleanze. L'ambasciatore, che ha ricoperto ruoli cruciali come capo di gabinetto e segretario generale della Farnesina, conosce bene il valore dell'unità transatlantica, e la sua preoccupazione riflette un allarme diffuso negli ambienti diplomatici europei riguardo alla solidità dell'impegno americano. Per un'analisi delle dinamiche NATO, si può fare riferimento a NATO Official Website. L'ossessione per le risorse materiali, rappresentata dall'interesse per le "miniere", evidenzia un ritorno a una politica di potenza quasi ottocentesca, dove il controllo fisico delle materie prime strategiche è prioritario rispetto al rispetto delle normative ambientali o dei diritti territoriali sovrani. Questo approccio pragmatico e spregiudicato mina il sistema di regole internazionali costruito nel dopoguerra. Se l'accesso a minerali critici o a rotte commerciali vitali può essere ottenuto bypassando le procedure standard, allora le regole stesse diventano ostacoli superabili, non pilastri del sistema. Questa visione riduce la diplomazia a una mera transazione economica e di controllo delle risorse, ignorando le implicazioni a lungo termine sulla stabilità geopolitica.
Il Dilemma Ucraino e la Lezione delle Risorse
Mentre il mondo osserva le tensioni nel Mar Cinese Meridionale o le manovre in Medio Oriente, l'attenzione di Sequi si concentra anche sulla ricerca di un compromesso in Ucraina, un altro banco di prova per la strategia americana. In questo scenario, la capacità di Trump di influenzare i mercati energetici globali, attraverso azioni mirate contro attori come il Venezuela, diventa uno strumento di pressione indiretta contro la Russia, principale attore nel conflitto ucraino. L'ambasciatore, con la sua profonda conoscenza dei meccanismi di potere, suggerisce che la leva economica è considerata più potente e meno rischiosa di un intervento militare diretto. Questo approccio "ibrido" alla sicurezza privilegia la guerra economica e la manipolazione dei flussi di risorse. La capacità di usare la leva energetica per colpire gli avversari è un elemento chiave di questa dottrina. Colpire i flussi di petrolio venezuelani non è solo punire Caracas, ma è un messaggio diretto a Mosca sulla vulnerabilità delle loro strategie energetiche e, contemporaneamente, un modo per esercitare pressione sulla Cina, grande importatrice di energia. L'esperienza di Sequi in Cina gli permette di valutare l'impatto di queste mosse sul lungo periodo. Per comprendere meglio le dinamiche energetiche globali, è utile consultare International Energy Agency. La sua valutazione complessiva è che l'era della diplomazia basata sui valori condivisi stia cedendo il passo a una realpolitik brutale, dove la sicurezza è definita in termini di controllo materiale e la sovranità è negoziabile in cambio di vantaggi immediati. Un'ulteriore prospettiva sulle relazioni internazionali si trova in Foreign Affairs.
