Il Dialogo Imprevisto tra Passato e Presente
L’arte contemporanea, spesso percepita come un universo ermetico e slegato dalla tradizione, trova un ponte inaspettato e potente nell’opera di Nicola Samorì. L’artista romagnolo, nato nel 1977, è protagonista di un progetto espositivo ambizioso e di grande risonanza culturale: una doppia retrospettiva che lo vede confrontarsi direttamente con i tesori inestimabili custoditi presso la Pinacoteca Ambrosiana di Milano e il Museo e Real Bosco di Capodimonte a Napoli. Questa iniziativa, curata da Demetrio Paparoni e orchestrata dai direttori Eike Schmidt e Monsignor Alberto Rocca, non è una semplice giustapposizione, ma un vero e proprio dialogo serrato, dove le tele e le sculture di Samorì si fanno specchio e, talvolta, distorsione critica dei capolavori storici che le circondano. L'intento è chiarire come l'eredità pittorica del Rinascimento e del Barocco continui a informare, e talvolta a sfidare, le sensibilità artistiche del nostro tempo. L'approccio di Samorì è profondamente radicato nella storia dell'arte, ma mai reverenziale. Le sue opere, spesso caratterizzate da superfici corrose, strappate o ricomposte, sembrano emergere da un processo di decadimento controllato, quasi a voler testare la resilienza estetica dei modelli classici. Questo gesto, che ricorda la riflessione di Walter Benjamin sul carattere distruttivo dell'innovazione, trova terreno fertile nelle collezioni milanesi e napoletane. A Capodimonte, ad esempio, l'accostamento con i maestri caravaggeschi o con le opere di Tiziano, spinge lo spettatore a riconsiderare la materialità della pittura e la sua capacità di resistere al tempo. Samorì non copia; decostruisce la narrazione per rivelare la struttura sottostante, offrendo una lettura stratificata che arricchisce la percezione del patrimonio museale stesso. Per approfondire la poetica dell'artista, si può consultare la sua recente attività espositiva.
Classical Collapse: Decostruzione e Rivelazione
Il titolo stesso del progetto, *Classical Collapse*, suggerisce immediatamente la natura del confronto: un crollo apparente che è, in realtà, un’operazione di scavo archeologico sulla forma. Le oltre cinquanta opere esposte nelle due sedi milanese e napoletana sono state selezionate per instaurare specifici punti di contatto tematico o stilistico con le collezioni permanenti. A Milano, l'attenzione si concentra spesso sulla pittura di natura morta e sui dettagli virtuosistici, elementi che Samorì riprende per poi sovvertirli attraverso interventi fisici sulla tela, come graffi profondi o l'applicazione di materiali che simulano l'erosione. Questo crea una tensione palpabile tra la perfezione illusionistica del passato e la cruda fisicità dell'opera contemporanea. A Napoli, il dialogo si fa forse più drammatico, confrontandosi con la potenza emotiva e la teatralità del Barocco meridionale. Le sue sculture, spesso figure umane o animali tratteggiate con una materialità quasi organica e sofferente, dialogano con la plasticità delle opere conservate a Capodimonte. Samorì sembra voler interrogare la persistenza del pathos e del sacro nell'arte contemporanea, dimostrando come l'abilità tecnica, ereditata dai maestri, possa essere impiegata per esprimere inquietudini attuali. La curatela di Paparoni ha saputo orchestrare questi incontri in modo che ogni opera di Samorì non sia un commento esterno, ma una vera e propria estensione concettuale del contesto in cui è inserita, come evidenziato dalle comunicazioni ufficiali del museo.
L'Expertise Artistica: Un Novum Critico
L'autorità di Nicola Samorì nel panorama artistico italiano deriva proprio dalla sua capacità di padroneggiare linguaggi storici complessi per produrre un "novum", un elemento di novità critica. Non si tratta di revivalismo nostalgico, ma di una rielaborazione concettuale che utilizza la maestria tecnica come strumento di indagine filosofica. La sua pittura, che spesso inganna l'occhio simulando la rovina, costringe il fruitore a interrogarsi sulla durata del valore artistico e sulla natura effimera della bellezza. Questo approccio lo rende un interlocutore privilegiato per istituzioni storiche come l'Ambrosiana, custode di un patrimonio di inestimabile valore storico-artistico. L'esperienza maturata da Samorì nel corso degli anni, caratterizzata da una ricerca incessante sulla materia e sulla rappresentazione, trova in questo doppio appuntamento una sintesi significativa. La Pinacoteca Ambrosiana, con la sua ricchezza di disegni e dipinti antichi, offre un contesto ideale per analizzare la sua metodologia di lavoro, che spesso parte da uno studio meticoloso di fonti iconografiche preesistenti. L'accostamento tra le sue opere e i disegni di Leonardo o i dipinti di Caravaggio (presenti nelle collezioni) non è casuale, ma mira a evidenziare la continuità del problema rappresentativo attraverso i secoli. Per una visione più ampia del suo impatto sul mercato e sulla critica, si può consultare questo approfondimento critico. L'evento, che si estende su due centri nevralgici della cultura italiana, consolida la posizione di Samorì come uno degli artisti italiani contemporanei più influenti e concettualmente solidi, capace di dialogare con l'eternità senza esserne sopraffatto.
