La Tunisia è diventata un attore importante nel mercato olivicolo mondiale, ma la scarsa tracciabilità e la disinformazione creano confusione tra i consumatori. Scopri come orientarsi tra miti e realtà.
La realtà della produzione tunisina
La Tunisia rappresenta il più grande paese produttore di olio d'oliva dell'Africa, con una produzione che nel 2024 ha raggiunto le 220.000 tonnellate, in linea con la media quinquennale nonostante le sfide climatiche. Le due principali varietà autoctone, Chetoui e Chemlali, sono straordinariamente resistenti ai parassiti e ai cambiamenti climatici, caratteristica che rende gli olivi tunisini particolarmente adatti alle condizioni sempre più calde e secche del paese nordafricano.
Negli ultimi anni, il governo tunisino ha implementato un programma di ristrutturazione e modernizzazione del settore olivicolo, supportato dalla Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo e dalla FAO. Questo impegno ha portato a risultati tangibili: le aziende tunisine hanno vinto 48 medaglie d'oro nella categoria Qualità in competizioni internazionali, dimostrando che la qualità è possibile quando si investono risorse adeguate.
Tuttavia, la stragrande maggioranza dell'olio d'oliva tunisino viene ancora esportato sfuso in Spagna e Italia per essere miscelato, imbottigliato e venduto con marchi europei. Questo sistema di commercializzazione, sebbene legale, contribuisce alla confusione dei consumatori e alla difficoltà di tracciare l'origine effettiva del prodotto finale.
Le criticità qualitative e la tracciabilità
Una ricerca della Fondazione Edmund Mach ha analizzato 86 campioni di olio dichiarato extravergine importato dalla Tunisia, confrontandoli con 177 oli extravergini DOP italiani. I risultati sono stati chiari: tutti i campioni tunisini importati erano di scarsa qualità, con valori di acidità e K232 al di sopra dei limiti stabiliti per gli oli extravergini, rendendo possibile distinguerli dagli oli italiani con una precisione del 98%.
Il problema principale risiede nella mancanza di tracciabilità. L'olio tunisino esportato non viene tracciato adeguatamente e può facilmente mescolarsi con altri tipi di olio, sia italiano che non, sia extravergine che non, per poi essere commercializzato come prodotto italiano. Questa pratica, sebbene non sempre illegale dal punto di vista normativo, rappresenta una forma di disinformazione che danneggia sia i produttori onesti che i consumatori consapevoli.
Un indicatore importante della qualità è il prezzo. Un vero olio extravergine italiano di qualità difficilmente scende sotto i 7 euro al litro, mentre oli venduti a 4-5 euro al litro dovrebbero destare sospetti sulla loro provenienza effettiva e sui processi di lavorazione utilizzati.
Differenze qualitative tra le filiere
La filiera olivicola italiana vanta centinaia di cultivar autoctone adattate a condizioni pedoclimatiche estremamente diverse, con caratteristiche uniche che non si trovano altrove. Questa ricchezza varietale, sviluppata nel corso di secoli, rappresenta un patrimonio unico al mondo che influenza direttamente la qualità e la complessità organolettica degli oli prodotti.
Gli oli tunisini, pur potendo raggiungere eccellenti standard quando prodotti con cura, presentano caratteristiche chimiche diverse rispetto agli oli italiani. Gli oli tunisini mostrano valori più elevati di delta-O-18, δ2H, acido linoleico e beta sitosterolo, elementi che li rendono identificabili anche attraverso analisi chimiche sofisticate.
La differenza qualitativa non è legata solo alle olive, ma all'intera filiera: dalle tecniche di coltivazione, alla raccolta, alla conservazione, fino alla trasformazione. Investimenti in sistemi di irrigazione avanzati, strutture di lavorazione automatizzate e digitalizzazione delle esportazioni sono fondamentali per migliorare la qualità complessiva della produzione tunisina.
Come orientarsi come consumatore consapevole
La chiave per evitare la disinformazione è leggere attentamente l'etichetta della bottiglia. Un olio extravergine di oliva deve indicare chiaramente l'origine, preferibilmente con una denominazione di origine protetta (DOP) o almeno con l'indicazione del paese di provenienza. Diffidare di etichette vaghe che indicano genericamente 'olio di oliva' senza specificare la provenienza o il tipo di lavorazione.
Il prezzo è un indicatore affidabile: un olio extravergine di qualità non può costare meno di 7-8 euro al litro al momento della raccolta. Prezzi significativamente inferiori dovrebbero sollevare dubbi sulla qualità effettiva del prodotto o sulla sua vera composizione. Inoltre, è importante verificare se l'olio è stato imbottigliato nel paese di origine o se è stato importato sfuso e successivamente confezionato.
Infine, scegliere produttori che investono nella qualità e nella sostenibilità, come le aziende tunisine premiate in competizioni internazionali, rappresenta una scelta consapevole. Anche l'olio tunisino può essere eccellente quando prodotto con dedizione, ma è fondamentale che il consumatore abbia accesso a informazioni trasparenti e accurate per fare scelte informate.
