Rai Aggredita in Svizzera: Giornalisti Picchiati e Insultati

Pubblicato: 06/01/2026, 08:48:084 min
Scritto da
Maria Gloria Domenica
Categoria: Spettacolo
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Rai Aggredita in Svizzera: Giornalisti Picchiati e Insultati

L'Aggressione Brutale Dopo la Tragedia di Capodanno

Una tensione palpabile avvolge Crans-Montana, già teatro di una tragica vicenda nella notte di San Silvestro, e ora scenario di un inaudito atto di violenza contro la stampa italiana. Una troupe della Rai, impegnata a raccogliere aggiornamenti sulla nota strage avvenuta nel locale Le Constellation, è stata oggetto di un’aggressione fisica e verbale mentre svolgeva il proprio lavoro di cronaca. Domenico Marocchi, inviato noto al pubblico di Uno Mattina News e La Volta Buona, ha raccontato momenti di paura estrema, descrivendo come lui e il collega Alessandro Politi, di Storie Italiane, siano stati circondati da individui ostili. L'episodio, avvenuto in un contesto già emotivamente carico, solleva interrogativi seri sulla sicurezza dei giornalisti che operano in aree di crisi o sotto i riflettori mediatici internazionali. Marocchi ha descritto con lucidità ma profonda amarezza l'accaduto: non si è trattato di un semplice alterco, ma di un’azione mirata che ha incluso pesanti insulti, minacce esplicite e spintonamenti violenti. La troupe ha dovuto cercare rifugio precipitosamente all'interno dei propri mezzi di trasporto per sottrarsi all'escalation fisica, con i malintenzionati che avrebbero colpito anche le auto. Questo attacco non è isolato; poco prima, anche una squadra televisiva locale svizzera aveva subito simili vessazioni, suggerendo un clima di ostilità diffusa verso chiunque cercasse di fare luce sugli eventi della festa. La solidarietà è giunta immediata da parte di colleghi e istituzioni, come testimoniato dal messaggio di Marco Salaris su X, che ha espresso "piena solidarietà" evidenziando come i giornalisti italiani siano stati "avvicinati da delle persone che hanno iniziato ad insultarli con fare minaccioso".

L'Impatto Emotivo e la Reazione della Categoria

L'aggressione subita da Marocchi e Politi non è solo un fatto di cronaca nera, ma un attacco diretto alla libertà di informazione, pilastro fondamentale di ogni società democratica. Il racconto dell'inviato Rai evidenzia il trauma psicologico derivante dall'essere bersaglio di violenza mentre si è impegnati a documentare fatti di interesse pubblico. Essere spintonati e minacciati mentre si cerca di ottenere dichiarazioni o filmare scene rilevanti trasforma il lavoro quotidiano in un’esperienza potenzialmente pericolosa. La necessità di fuggire e barricarsi nei veicoli testimonia la percezione di un pericolo imminente e concreto per l'incolumità fisica. La comunità giornalistica ha reagito con sdegno e preoccupazione. La cronaca di questi eventi, amplificata dai social media, ha messo in luce la vulnerabilità degli operatori dell'informazione, specialmente quando si trovano a operare in contesti stranieri o in situazioni di alta tensione emotiva collettiva, come quella seguita a una tragedia. L'episodio di Crans-Montana si inserisce in un trend preoccupante di crescente ostilità verso i media, che spesso vengono percepiti, erroneamente, come parte del problema o come invasori indesiderati. È fondamentale che le autorità locali svizzere garantiscano piena sicurezza e che vengano identificati e perseguiti i responsabili di tali atti intimidatori per ristabilire la fiducia nel diritto di cronaca.

Le Conseguenze e la Richiesta di Tutela

Le ripercussioni di un simile evento vanno oltre il danno fisico immediato. Per una troupe televisiva, l'interruzione forzata del lavoro e il danno materiale alle attrezzature sono solo una parte del problema; la vera ferita è la compromissione della capacità di operare liberamente. Domenico Marocchi, pur visibilmente scosso, ha voluto condividere la sua esperienza per sensibilizzare sull'importanza di proteggere chi svolge il mestiere di raccontare la realtà, anche quando scomoda o dolorosa. La sua testimonianza, "Colpiti e insultati, come stiamo", è un grido di allarme sulla necessità di maggiore tutela per i professionisti dell'informazione. La solidarietà espressa da colleghi come Marco Salaris, che ha riportato dettagli significativi sull'atteggiamento minaccioso degli aggressori, sottolinea l'importanza di una rete di supporto tra professionisti. La speranza è che questo episodio spinga a una riflessione più ampia sulla tolleranza e sul rispetto per il ruolo dei media. Le indagini dovranno chiarire la matrice esatta dell'aggressione – se legata alla rabbia per la tragedia, a una generica avversione verso i media, o a motivazioni specifiche legate alla copertura giornalistica – ma l'azione intrapresa è inequivocabilmente un atto criminale contro la libertà di stampa.

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