Il Giallo di Trieste: Liliana Resinovich, La Donna Morta Due Volte

Pubblicato: 05/01/2026, 08:05:345 min
Scritto da
Gaetano Logatto
Categoria: Cronaca
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Il Giallo di Trieste: Liliana Resinovich, La Donna Morta Due Volte

La Scomparsa e il Primo Ritrovamento: Un Enigma Iniziale

Il caso di Liliana Resinovich, cittadina di Trieste, è diventato uno dei misteri giudiziari più complessi e dibattuti degli ultimi anni in Italia. La vicenda prende il via il 14 dicembre 2021, giorno in cui la donna scompare nel nulla, lasciando dietro di sé un vuoto incolmabile per i suoi cari. Per settimane, le ricerche si concentrano sulla possibilità di un allontanamento volontario o di un incidente, ma la verità si rivelerà molto più macabra. Il 5 gennaio 2022, quasi un mese dopo la sparizione, il corpo viene rinvenuto in una zona boschiva all'interno del comprensorio dell'ex Ospedale Psichiatrico Provinciale (OPP). Questo primo ritrovamento, avvenuto in circostanze ancora nebulose, ha dato il via a un’indagine che avrebbe presto preso contorni drammatici e paradossali. Il primo referto del medico legale, Fulvio Costantinides, aveva sollevato subito dubbi sulla datazione esatta della morte. A causa delle condizioni del corpo, apparentemente ben conservato, si era ipotizzato che il decesso fosse avvenuto solo pochi giorni prima del ritrovamento, creando una discrepanza temporale con la data di scomparsa ufficiale. Questa ambiguità iniziale è stata la prima crepa nell'architettura del caso, alimentando la confusione su quando Liliana avesse realmente cessato di vivere. Inizialmente, il fascicolo era stato aperto per sequestro di persona, ma la scoperta del corpo ha inevitabilmente spostato il focus verso ipotesi ben più gravi.

La "Seconda Morte": L'Evoluzione dell'Inchiesta

Il vero punto di svolta, che ha trasformato il caso in un vero e proprio rompicapo giudiziario, è arrivato con le successive analisi e il cambio di passo investigativo. La Procura di Trieste, con un nuovo procuratore e un nuovo Giudice per le Indagini Preliminari (GIP), ha deciso di riesaminare tutte le prove, in particolare quelle autoptiche. La seconda consulenza tecnica disposta dalla magistratura ha fornito un quadro radicalmente diverso: gli esperti hanno concluso che la morte di Liliana Resinovich non poteva essere avvenuta a ridosso del ritrovamento, ma doveva risalire con molta probabilità alla mattina stessa della sua scomparsa, il 14 dicembre 2021. Questa nuova valutazione ha avuto conseguenze enormi: se la donna era morta il 14 dicembre, il suo corpo era rimasto nascosto per quasi tre settimane prima di essere "ritrovato" il 5 gennaio. Questo ha portato all'esumazione dei resti, inizialmente sepolti, per ulteriori accertamenti. La lapide al cimitero di Trieste oggi reca la data del 5 gennaio, ma la verità processuale sembra puntare a un evento accaduto dodici giorni prima. Il mistero si è quindi cristallizzato in una domanda inquietante: se il decesso è avvenuto il 14 dicembre, cosa è successo al corpo tra quel giorno e il ritrovamento? E chi ha agito in quel lasso di tempo?

L'Indagine sul Marito: Tra Sospetti e Assenza di Prove

A seguito di queste nuove evidenze scientifiche, l'attenzione degli inquirenti si è concentrata sul marito della donna, Sebastiano Visintin. Egli è stato formalmente iscritto nel registro degli indagati con l'ipotesi di omicidio. Visintin, da sempre al centro delle speculazioni mediatiche e giudiziarie, ha sempre mantenuto la sua totale estraneità ai fatti, professandosi innocente e vittima anch'egli di un dramma inspiegabile. La sua versione dei fatti, che colloca la scomparsa in un contesto di confusione e incertezza, si scontra con la ricostruzione degli inquirenti che vedono in lui il principale, se non l'unico, sospettato. Il nodo cruciale del caso risiede proprio nella mancanza di prove certe che possano legare Visintin o qualsiasi altro soggetto a un atto violento. Nonostante l'ipotesi di omicidio sia stata formalizzata, il quadro probatorio rimane debole. Le testimonianze raccolte e le analisi forensi, pur indicando una data di morte coerente con la scomparsa, non hanno ancora fornito l'elemento decisivo: il movente o la dinamica precisa dell'evento fatale. L'opinione pubblica italiana si è polarizzata, divisa tra chi crede fermamente nella colpevolezza del marito e chi ritiene che il caso sia un tragico incidente o un atto volontario di Liliana mai pienamente compreso.

Il Paradosso Giudiziario: Due Date, Nessuna Verità

Il paradosso della donna che è morta due volte – una volta il 14 dicembre secondo l'accusa, una volta il 5 gennaio secondo la prima constatazione – simboleggia l'impasse investigativo. La difficoltà nel definire con assoluta certezza la scena del crimine e la dinamica degli eventi ha impedito finora di chiudere il fascicolo con una verità giudiziaria definitiva. Le analisi tossicologiche, i rilievi sul corpo e le perizie sulla decomposizione sono stati oggetto di lunghe dispute tra consulenti tecnici di parte e della Procura. Secondo quanto riportato da testate giornalistiche specializzate in cronaca nera, come ad esempio Il Piccolo di Trieste, la confusione iniziale sulla data del decesso è stata sfruttata per mettere in discussione l'intera ricostruzione. L'autorità giudiziaria, tuttavia, sembra aver sposato la tesi dell'omicidio avvenuto il giorno della sparizione, basandosi su elementi che suggeriscono una manipolazione successiva del corpo o una conservazione anomala. Fino a quando non emergeranno elementi inconfutabili, il caso di Liliana Resinovich rimarrà un doloroso monito sulla complessità di ricostruire la verità quando le prove fisiche sono scarse e le interpretazioni scientifiche divergono.

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