Sofia, 15enne italo-svizzera originaria di Castel San Pietro, è la sesta persona dispersa dopo l'incendio devastante a Crans-Montana. Era al pub con le amiche quando è scoppiato il caos. Scopriamo la sua storia in un contesto di 47 morti e oltre 100 feriti.
Il dramma di Crans-Montana: cos'è successo nella notte del rogo
Crans-Montana, rinomata stazione sciistica svizzera nel Canton Vallese, è stata teatro di una tragedia senza precedenti all'inizio del 2026. Un violento incendio ha devastato un locale pubblico, causando 47 morti e 112 feriti, tra cui 19 italiani. Le fiamme si sono propagate rapidamente a causa di materiali infiammabili e di un'uscita di emergenza ostruita, trasformando una serata festosa in un inferno. Le autorità svizzere hanno aperto un'inchiesta per chiarire le cause, ipotizzando un cortocircuito o un atto doloso, mentre i soccorsi hanno lavorato senza sosta per ore.
Tra le vittime e i dispersi, spicca il nome di Sofia, una ragazza di soli 15 anni descritta come italo-svizzera e residente a Castel San Pietro, in Ticino. Secondo le prime ricostruzioni, la giovane era presente al pub con un gruppo di amiche quando l'incendio è divampato intorno alla mezzanotte. Le testimonianze oculari parlano di scene di panico assoluto, con persone che si accalcavano verso l'unica via di fuga percorribile. I vigili del fuoco sono intervenuti con decine di mezzi, ma il bilancio è rimasto tragico, con ustionati gravi trasferiti in ospedali belgi.
L'evento ha scosso l'intera Svizzera e l'Italia, con governi che hanno espresso cordoglio e offerto assistenza alle famiglie. Crans-Montana, nota per le sue piste da sci e la vivace vita notturna invernale, ora piange una delle sue serate più nere. Le indagini proseguono con l'analisi dei filmati di sorveglianza e le autopsie, mentre la comunità locale organizza veglie e raccolte fondi per i superstiti.
Chi è Sofia: profilo della sesta dispersa italo-svizzera
Sofia, 15 anni, è la sesta persona ufficialmente dispersa nel disastro di Crans-Montana. Italo-svizzera di nascita, viveva a Castel San Pietro, un comune ticinese vicino al confine italiano, frequentando il liceo locale con ottimi risultati scolastici. Descritta dai vicini come una ragazza vivace e socievole, Sofia era appassionata di sport invernali, sci e snowboard, attività tipiche della regione. La sua doppia cittadinanza le permetteva di muoversi liberamente tra Svizzera e Italia, dove trascorreva le vacanze con i parenti.
La famiglia di Sofia è originaria del Nord Italia, con radici in Lombardia, e si era trasferita in Ticino per motivi lavorativi del padre, impiegato nel settore turistico. La madre, casalinga, ha lanciato appelli strazianti sui social media, condividendo foto della figlia e pregando per un miracolo. Amici e compagni di scuola hanno creato gruppi di supporto online, diffondendo la sua immagine per facilitare eventuali avvistamenti. Sofia era nota per il suo sorriso contagioso e per l'amore per la musica pop, spesso protagonista nelle serate con le amiche.
Le ricerche su Sofia continuano senza sosta: squadre di sommozzatori perlustrano le macerie del pub, mentre droni e cani molecolari setacciano le aree circostanti. La警方 svizzera ha diffuso un identikit e numeri di emergenza, sottolineando che la ragazza indossava jeans chiari e una giacca rossa. La sua scomparsa aggiunge un velo di angoscia al bilancio già drammatico, con famiglie che attendono notizie in un clima di speranza mista a terrore.
La serata fatale: Sofia al pub con le amiche
La notte del rogo, Sofia aveva deciso di unirsi a un gruppo di amiche per una serata al pub di Crans-Montana, un locale affollato di giovani turisti e locali. Erano circa le 23:00 quando il gruppo è arrivato, attratto dalla musica e dall'atmosfera festosa tipica del weekend invernale. Testimonianze confermano che Sofia era di ottimo umore, ballando e chiacchierando, ignara del destino imminente. Il pub era al massimo della capienza, con oltre 200 persone, molti italiani in vacanza sciistica.
Intorno alla mezzanotte, le prime fiamme sono state avvistate vicino al bancone, forse da un guasto elettrico. Il panico è esploso in pochi istanti: urla, spintoni e una calca infernale verso l'uscita principale. Le amiche di Sofia raccontano di averla persa di vista nel caos, mentre cercavano di aiutarsi a vicenda. Una di loro, ferita lievemente, ha descritto la scena come 'un incubo': fumo denso, calore insopportabile e vetri infranti. Sofia, alta circa 1,65 metri con capelli castani, non è più stata vista dopo quel momento.
Le indagini rivelano che il locale non rispettava pienamente le norme antincendio, con estintori scaduti e vie di fuga inadeguate. Le amiche sopravvissute sono state interrogate a lungo, fornendo dettagli cruciali. Questa tragedia riaccende il dibattito sulla sicurezza nei luoghi pubblici svizzeri, spingendo le autorità a revisionare i protocolli per i locali notturni in zone turistiche.
Indagini, aiuti e speranze: cosa succede ora
Le autorità svizzere, coordinate dalla Procura del Canton Vallese, stanno conducendo un'indagine approfondita sull'incendio, con esperti forensi al lavoro sulle cause. Analisi tossicologiche sui corpi recuperati confermano decessi per asfissia e ustioni gravi. Per Sofia e gli altri dispersi, le operazioni di sgombero delle macerie procedono con cautela, supportate da tecnologie avanzate come termocamere. La Croce Rossa ha allestito un centro assistenza per le famiglie, offrendo supporto psicologico e logistico.
L'Italia ha risposto con una task force: 19 connazionali coinvolti, tra morti e feriti, hanno mobilitato consolati e ambasciate. Il governo ha promesso indennizzi e rimpatri rapidi, mentre associazioni come la Protezione Civile inviano rinforzi. Crans-Montana ha annullato eventi sciistici, trasformando la stazione in un luogo di lutto collettivo con candele e fiori davanti al sito del rogo.
Mentre le speranze per Sofia permangono fievoli, la comunità internazionale esprime solidarietà. Campagne di crowdfunding hanno raccolto migliaia di franchi per le vittime, e psicologi specializzati assistono i superstiti. Questa strage lascia un'eredità dolorosa, spingendo riforme sulla sicurezza e ricordando la fragilità della vita nelle vacanze invernali.
