Le liberaldemocrazie disunite contro l’asse delle autocrazie: perché il libro di Vernetti conta

Pubblicato: 28/12/2025, 07:52:015 min
Scritto da
Gaetano Logatto
Categoria: Esteri
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Le liberaldemocrazie disunite contro l’asse delle autocrazie: perché il libro di Vernetti conta
Un'analisi chiara e documentata delle argomentazioni di Gianni Vernetti su potere, alleanze e fragilità democratiche

Gianni Vernetti, nel suo libro "Il nuovo grande gioco", esplora come l'alleanza tra autocrazie stia rimodellando la geopolitica e perché le liberaldemocrazie, pur avendo vantaggi strategici, restino spesso divise e vulnerabili. Questo articolo offre una lettura critica e divulgativa delle tesi principali del libro, collocandole nel più ampio dibattito su democrazia, tecnologia e relazioni internazionali, con riferimenti a fonti giornalistiche e istituzionali che approfondiscono i temi trattati.

Il quadro centrale: l'asse delle autocrazie e la nuova competizione globale

Gianni Vernetti, nel suo libro "Il nuovo grande gioco", descrive un mondo in cui stati autoritari e autocrazie rafforzano relazioni strategiche tra loro, generando un asse capace di mettere sotto pressione le democrazie occidentali sia sul piano economico che su quello militare e tecnologico; questa tesi è discussa e contestualizzata in un'intervista con l'autore pubblicata su Linkiesta, che evidenzia come le nuove mappe del potere trasformino alleanze e conflitti tradizionali.

L'idea di un "nuovo grande gioco" riprende metafore storiche ma le applica all'era digitale e alla competizione industriale: Vernetti sottolinea come la cooperazione tecnologica tra autocrazie e il loro approccio al potere statale consentano azioni coerenti e rapide, creando vantaggi sistemici rispetto alle democrazie pluralistiche; questa lettura è stata commentata anche in saggi e analisi che collegano autoritarismo e strategia economica internazionale, come illustrato in un articolo di approfondimento su The Article.

La forza di Vernetti sta nel mettere a fuoco non solo il potere materiale di queste autocrazie, ma anche la loro capacità di proiettare narrazioni e strumenti di coercizione soft power che sfruttano fragilità politiche e informative delle democrazie; riflessioni affini sul confronto democrazie-autocrazie e sulle sfide per l'Occidente sono presentate in analisi giornalistiche che accompagnano l'uscita del volume, come il pezzo pubblicato su Il Foglio.

Perché le liberaldemocrazie appaiono disunite: ragioni strutturali e politiche

Vernetti individua molteplici cause della disunità tra liberaldemocrazie, tra cui interessi economici divergenti, crisi interne e una mancanza di visione strategica condivisa: l'autore analizza come nazioni con economie integrate e differenti priorità geopolitiche faticano a trasformare principi comuni in politiche coerenti, un punto commentato anche nella rassegna critica su Linkiesta dove si mette in evidenza la fragilità delle coalizioni democratiche.

Le diseguaglianze interne, la polarizzazione politica e la pressione populista indeboliscono la capacità dei governi liberali di investire a lungo termine in difesa, ricerca e resilienza istituzionale; Vernetti mostra come questi fattori strutturali si traducano in risposte lente o contraddittorie alle iniziative coordinate delle autocrazie, un fenomeno che viene anch'esso analizzato attraverso esempi concreti nel libro e contestualizzato in commenti giornalistici specializzati, come quelli apparsi su The Article.

Un'altra causa cruciale è la dipendenza tecnologica: paesi diversi manifestano livelli di autonomia nella produzione di chip, reti e infrastrutture digitali, e questo crea vulnerabilità a pressioni esterne; Vernetti argomenta che senza politiche industriali coordinate e una strategia comune per la sicurezza tecnologica le democrazie continueranno ad essere ricattabili su scelte economiche e strategiche, una preoccupazione riscontrata anche negli interventi pubblici dell'autore su temi di politica estera e difesa disponibili sul suo sito personale, come in La forza delle democrazie.

Le proposte di Vernetti: alleanze rinnovate e resilienza democratica

Per rispondere all'asse delle autocrazie, Vernetti propone una combinazione di rafforzamento delle alleanze tradizionali e innovazione nelle politiche pubbliche: ciò include investimenti condivisi in difesa tecnologica, catene di approvvigionamento diversificate e meccanismi di coordinamento politico più vincolanti, raccomandazioni che emergono in modo chiaro nelle pagine del libro e nelle interviste dell'autore su piattaforme come Linkiesta.

Vernetti suggerisce anche di rafforzare istituzioni multilaterali esistenti e creare nuove forme di cooperazione che vadano al di là delle alleanze militari tradizionali, includendo partenariati su standard tecnologici, cybersicurezza e governance dei dati: questa idea viene spesso ripresa nel dibattito pubblico sulla necessità di un approccio olistico alla competizione globale e trova eco in numerosi forum e analisi che mettono in relazione sicurezza e dignità democratica, come nei contributi raccolti sul sito dell'autore e in riflessioni editoriali correlate, ad esempio su La forza delle democrazie.

Infine, Vernetti evidenzia che la resilienza democratica richiede politiche interne volte a ridurre la polarizzazione e a rafforzare l'istruzione civica e digitale, così da rendere le società meno suscettibili a manipolazioni esterne: l'enfasi sull'investimento sociale e culturale come componente della strategia è un argomento condiviso da molti analisti contemporanei e viene discussa anche nelle recensioni critiche del libro pubblicate da testate italiane che seguono il dibattito geopolitico, come Il Foglio.

Critiche, limiti e il posizionamento del libro nel dibattito pubblico

Il libro di Vernetti è stato apprezzato per la chiarezza d'analisi ma anche criticato per l'ampiezza delle generalizzazioni: alcuni commentatori ritengono che parlare di un "asse delle autocrazie" possa rischiare di semplificare relazioni internazionali complesse e differenziate; queste obiezioni emergono nelle recensioni e nei dibattiti successivi all'uscita del volume, e letture critiche sono disponibili su testate come The Article.

Altri critici sottolineano che molte delle soluzioni proposte richiedono costi politici ed economici elevati e consenso politico difficile da costruire nelle democrazie contemporanee: Vernetti stesso riconosce questi limiti e pone l'accento sulla necessità di leadership politica e di impegno civico per realizzare riforme strutturali, punto ripreso nelle interviste e nelle analisi pubblicate su media nazionali come Il Foglio.

Nel complesso, il libro occupa uno spazio significativo nel dibattito pubblico perché combina esperienza politica, analisi geopolitica e proposte operative: pur con i suoi limiti, contribuisce a stimolare un confronto necessario su come le democrazie debbano riorganizzarsi per competere in un sistema internazionale più conflittuale; per chi cerca approfondimenti e ulteriori elementi sulla tesi dell'autore è utile consultare sia il volume stesso che le recensioni e i dialoghi pubblicati su testate specializzate e sul sito dell'autore, come quelli disponibili su Linkiesta e sul sito personale di Gianni Vernetti La forza delle democrazie.

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