Il cappio e la svastica: l'ombra del razzismo nel MAGA

Pubblicato: 29/11/2025, 12:55:233 min
Scritto da
Gaetano Logatto
Categoria: Cronaca
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Il cappio e la svastica: l'ombra del razzismo nel MAGA

Il linguaggio ambiguo del potere

La recente revisione delle policy della Guardia Costiera statunitense riguardo al cappio e alla svastica ha sollevato un'ondata di preoccupazione. Simboli un tempo inequivocabilmente associati a "oppressione o odio" sono ora definiti come "potenzialmente divisivi", e la loro esposizione pubblica come "un potenziale incidente d'odio". Questo cambiamento, apparentemente sottile, rappresenta un pericoloso passo verso la normalizzazione di simboli che evocano secoli di violenza e discriminazione. L'uso dell'aggettivo "potenziale" minimizza l'impatto reale di questi simboli, aprendo la strada a una loro maggiore accettazione nel discorso pubblico. Donald Trump, figura centrale del movimento MAGA, ha spesso utilizzato un linguaggio che, se non apertamente razzista, è stato interpretato come un'apertura a sentimenti xenofobi e suprematisti.

La strategia della "guerra culturale"

Il movimento MAGA, acronimo di "Make America Great Again", ha fatto della "guerra culturale" uno dei suoi pilastri ideologici. In questo contesto, la condanna di simboli razzisti viene spesso presentata come una forma di "discriminazione" nei confronti di chi li espone, in un perverso ribaltamento dei valori. Questa strategia, come analizzato da Ruth Ben-Ghiat, storica e studiosa di autoritarismo, nel suo libro "Strongmen: From Mussolini to the Present", mira a delegittimare le istituzioni democratiche e a creare un clima di polarizzazione estrema, in cui il dibattito razionale diventa impossibile. La Ben-Ghiat sottolinea come i leader autoritari utilizzino la retorica della "vittima" per giustificare le proprie azioni e per mobilitare il proprio elettorato.

La responsabilità dei leader

La legittimazione di simboli razzisti e nazisti non avviene nel vuoto. È il risultato di un processo graduale, alimentato da un linguaggio ambiguo, da una retorica divisiva e, soprattutto, dall'assenza di una condanna ferma e inequivocabile da parte dei leader politici. Trump, con le sue dichiarazioni controverse e la sua riluttanza a prendere le distanze da gruppi estremisti, ha contribuito in modo significativo a questo processo. Basti pensare alla sua reazione ambigua agli eventi di Charlottesville nel 2017, quando si rifiutò di condannare esplicitamente i suprematisti bianchi. Questo tipo di comportamento invia un messaggio pericoloso: che l'odio e la discriminazione sono tollerati, se non addirittura incoraggiati, ai vertici del potere.

Le conseguenze nella società

La normalizzazione di simboli razzisti e nazisti ha conseguenze concrete nella società. Aumentano gli episodi di violenza e di intimidazione a sfondo razziale, si diffonde un clima di paura e di insicurezza tra le minoranze, e si erode la fiducia nelle istituzioni democratiche. Come evidenziato da Kathleen Belew, storica e autrice di "Bring the War Home: The White Power Movement and Paramilitary America", la retorica estremista può radicalizzare individui isolati e spingerli a compiere atti di violenza. La Belew sottolinea come il movimento suprematista bianco abbia una lunga storia di violenza e di terrorismo negli Stati Uniti, e come la sua ideologia continui a rappresentare una minaccia per la sicurezza nazionale. La diffusione di questi simboli, quindi, non è solo un problema di "cattivo gusto", ma un campanello d'allarme che indica un pericolo reale per la convivenza civile e per i valori democratici.

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