Caccia: Regione Lombardia sommersa da 37 cause in 7 anni

Pubblicato: 28/11/2025, 14:39:324 min
Scritto da
Gaetano Logatto
Categoria: Cronaca
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Caccia: Regione Lombardia sommersa da 37 cause in 7 anni

Un settore sotto assedio legale

La gestione della caccia in Regione Lombardia si trova costantemente sotto la lente d'ingrandimento, non solo dell'opinione pubblica e delle associazioni ambientaliste, ma anche dei tribunali. Un dato allarmante emerge da una recente interrogazione parlamentare: ben 37 cause legali hanno visto coinvolta la Regione negli ultimi sette anni, dal 2018 al 2025. Questa cifra, comunicata dall'assessorato regionale all'Agricoltura e alla Sovranità Alimentare, competente in materia venatoria, al consigliere regionale del PD Simone Negri, solleva interrogativi sulla stabilità e l'efficacia delle politiche regionali in questo delicato settore. L'elevato numero di contenziosi, con una media di oltre cinque all'anno, suggerisce una difficoltà cronica nel trovare un equilibrio tra le diverse esigenze e sensibilità, con inevitabili ripercussioni sulla gestione amministrativa e politica.

I fronti caldi del contenzioso

Le cause legali che hanno investito la Regione Lombardia toccano diversi aspetti della disciplina venatoria. Tra i temi più ricorrenti figurano il calendario venatorio, ovvero la definizione dei periodi di caccia per le diverse specie, la caccia da appostamento fisso, una pratica particolarmente controversa, e la gestione faunistico-venatoria del cinghiale, una specie che negli ultimi anni ha visto un'esponenziale crescita demografica, generando problematiche sia per l'agricoltura che per la sicurezza stradale. Non mancano poi i contenziosi relativi al controllo di specie considerate problematiche, come la volpe e il cormorano, all'utilizzo dei richiami vivi, una pratica che suscita forti reazioni da parte delle associazioni animaliste, e alle regole per la caccia sui valichi montani lombardi, aree particolarmente sensibili dal punto di vista ambientale. La varietà dei temi oggetto di contestazione evidenzia la complessità e la frammentazione del dibattito sulla caccia, con interessi contrapposti e visioni spesso inconciliabili.

L'ombra dell'Europa e il ruolo delle associazioni

Oltre ai ricorsi presentati davanti ai tribunali amministrativi italiani, come il TAR di Milano e il Consiglio di Stato, la Regione Lombardia deve fare i conti anche con l'attenzione della Commissione Europea. Quest'ultima, infatti, ha avviato diversi progetti pilota per valutare la presunta violazione delle direttive comunitarie in materia di tutela della fauna selvatica e degli habitat naturali. Questi progetti, che mirano a scongiurare l'apertura di procedure di infrazione, rappresentano un ulteriore elemento di pressione sulla Regione, chiamata a dimostrare la conformità delle proprie politiche venatorie agli standard europei. Un ruolo fondamentale nel sollevare le criticità e nel promuovere i ricorsi legali è svolto dalle associazioni ambientaliste e animaliste, che da anni si battono per una gestione più sostenibile e rispettosa della fauna selvatica. Lega Abolizione Caccia (LAC), ad esempio, è da sempre in prima linea nel contestare le decisioni regionali ritenute lesive dell'ambiente e degli animali, come evidenziato dalle numerose iniziative legali promosse negli anni.

Implicazioni e prospettive future

L'ingente numero di cause legali che gravano sulla Regione Lombardia non è solo un problema di costi e di gestione amministrativa, ma anche un segnale di una profonda crisi di legittimità delle politiche venatorie. La continua contestazione delle decisioni regionali, sia a livello nazionale che europeo, mina la credibilità delle istituzioni e genera incertezza tra i cittadini e gli operatori del settore. Per superare questa situazione di stallo è necessario un cambio di passo, con una maggiore attenzione al dialogo e al confronto tra le diverse parti interessate, una maggiore trasparenza nei processi decisionali e una maggiore sensibilità verso le istanze di tutela ambientale e animale. Solo attraverso un approccio più equilibrato e partecipativo sarà possibile trovare soluzioni condivise e durature, in grado di garantire la conservazione della fauna selvatica e la sostenibilità delle attività venatorie. ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), con la sua competenza scientifica, può svolgere un ruolo cruciale nel fornire dati e valutazioni oggettive per orientare le scelte politiche e amministrative.

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